Convivere con un malato di Alzheimer ai tempi del Coronavirus


Convivere con un malato di Alzheimer o altra forma di demenza, in questi tempi di confinamento forzato a casa, può diventare ancora più difficile. Alcuni di loro non possono più frequentare i centri ricreativi, altri non sono più liberi di uscire liberamente e non comprendono fino in fondo perché non possono più farlo o si dimenticano le spiegazioni dei loro familiari. Possono diventare più ripetitivi e agitati, perché si annoiano o entrano in ansia per le informazioni che percepiscono dalla televisione o per la modifica delle routines quotidiane. Noi caregivers siamo più tesi e frustrati e quindi, meno tolleranti e pazienti. Condivido con voi qualche idea per sopravvivere a questa situazione sempre più pesante… Se stiamo lavorando di meno in questi giorni e abbiamo più tempo da dedicare al nostro anziano, possiamo cercare qualche attività piacevole da fare insieme: ad esempio, impastare, disfare dei maglioni e fare dei gomitoli, lavare e pulire delle verdure, ascoltare della musica, se possibile, ballare insieme un valzer, guardare su youtube brevi spezzoni di qualche vecchia trasmissione. Evitate, invece, la televisione, soprattutto quando si parla di coronavirus. Può essere l’occasione per riprendere in mano vecchie foto e ricostruire insieme la storia della sua vita, senza sottoporlo ad un interrogatorio, ma aiutandolo a ricordare. Se è ancora in grado, potrebbe fare qualche commento scritto, oppure possiamo registrare la sua voce…come vi scalderà il cuore risentirla tra qualche anno. Se abbiamo la fortuna di godere del giardino, stiamo all’aria aperta, chiacchieriamo con lui, innaffiamo delle piante, diamogli in mano un rastrello, ecc…ovviamente tutto andrà commisurato alle capacità residue, con un’attenzione particolare all’aspetto della sicurezza. NON È IMPORTANTE IL RISULTATO MA LA PIACEVOLEZZA DELL’ATTIVITÀ. Se invece, non possiamo uscire di casa e l’anziano non si rassegna, continuando a ripetere la stessa richiesta, possiamo provare con l’apprendimento senza errori. Se conserva l’abilità di lettura, facciamo un cartello chiaro, in stampato maiuscolo “NON POSSO USCIRE PERCHE’…” e lo appendiamo sulla porta. Ogni volta che ci farà la richiesta, e in ogni caso, ad intervalli di tempo via via crescenti, accompagniamolo a leggere. Dopo un po’, sarà sufficiente indicargli il cartello. A un certo punto, è probabile che sarà lui che guardandovi, vi dirà “Vado a leggere il cartello”, fino a quando non ce ne sarà più bisogno. Infine, un pensiero anche agli anziani che vivono nelle residenze sanitarie e che in questo momento non possono ricevere le visite dei loro cari, circondati da operatori con le mascherine, che si muovono e si avvicinano loro, percepiti in alcuni casi come fossero alieni. Spesso saranno spaventati, più agitati e in ansia. Come operatori, non possiamo rinunciare a questi sistemi di protezione, ma è importante essere consapevoli della loro paura, per cercare di comunicare, attraverso il nostro sguardo, il tono, il volume e il ritmo della nostra voce, il nostro tocco gentile, quanta più sicurezza e calma possiamo. MV

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